Proposta radicale del PVV: vogliono davvero deportare gli uomini ucraini dai Paesi Bassi?
Nei Paesi Bassi, il dibattito sul futuro della politica migratoria si sta intensificando, con i partiti di destra che avanzano proposte che suscitano indignazione e preoccupazione tra i rifugiati. La questione degli uomini ucraini che hanno ricevuto protezione temporanea nel paese è particolarmente acuta. Scopri di più sulle idee promosse dal PVV e da JA21 in vista delle elezioni e cosa potrebbe significare questo per gli ucraini
I Paesi Bassi si trovano ancora una volta di fronte a una scelta: le elezioni parlamentari promettono di essere decisive per la futura politica migratoria del paese. Due partiti di destra, il PVV e il JA21, hanno presentato i loro programmi elettorali, che mettono in discussione la permanenza di molti stranieri, compresi gli ucraini. L'iniziativa del PVV di deportare forzatamente gli uomini ucraini ha suscitato la maggiore controversia.
Spieghiamo cosa propongono questi partiti in questo articolo.
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Gli uomini devono tornare in guerra: dichiarazione radicale del PVV
Una delle promesse più controverse fatte dal Partito della Libertà (PVV) è la deportazione degli uomini ucraini residenti nei Paesi Bassi. La formulazione del programma del partito prevede il ritorno in Ucraina degli uomini in età di coscrizione che, secondo i politici del PVV, dovrebbero combattere nella loro patria.
Questa proposta appare non solo come cinismo politico, ma anche come un tentativo di fare pressione sull'elettorato attraverso la questione della guerra. Dopotutto, nel contesto dell'attuale status di protezione temporanea per gli ucraini nell'UE, tali iniziative contraddicono i principi del diritto internazionale umanitario. Tuttavia, non è la prima volta che il PVV ricorre a tale retorica: si è a lungo posizionato come una forza che cerca l'isolamento e il rifiuto di una migrazione aperta.
Porti chiusi invece di aiuto
La visione del PVV sulla politica migratoria è quella di un divieto totale: il partito propone di chiudere il paese ai richiedenti asilo per almeno quattro anni. Inoltre, sostiene l'eliminazione dei centri per rifugiati, la cessazione delle procedure di ricongiungimento familiare e persino il ritiro dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Rifugiati.
Tali passi priverebbero effettivamente il paese del suo status di rifugio umanitario e metterebbero in discussione gli obblighi dei Paesi Bassi nei confronti della comunità internazionale. Questo colpirebbe in particolare i cittadini ucraini costretti a lasciare il proprio paese a causa della guerra.
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JA21: retorica più moderata, ma stessa direzione
Rispetto al PVV, il partito JA21 guidato da Jost Erdmans ha scelto una linea meno radicale, sebbene ancora piuttosto conservatrice. Le sue proposte includono controlli di frontiera più severi, restrizioni sul ricongiungimento familiare e l'abrogazione della legge sulla distribuzione dei rifugiati.
JA21 si concentra anche sulla riforma interna: propone la creazione di nuovi ministeri, lo sviluppo dell'energia nucleare, l'introduzione di referendum e un aumento della spesa per la sicurezza e la difesa nazionale. Ma al centro del suo discorso politico c'è ancora la questione dell'immigrazione e del controllo.
PVV vs. JA21: una scelta tra estremi
Questa volta, il voto di destra è diviso tra due poli: il PVV con il suo radicale isolamento e il JA21 con la sua linea conservatrice ma più gestibile. Tuttavia, entrambi i partiti vedono gli stranieri principalmente come un onere piuttosto che come una risorsa e non si fanno scrupoli a rendere la migrazione il loro principale obiettivo politico.
Per gli ucraini nei Paesi Bassi, tale retorica è un segnale allarmante. Nonostante le garanzie legali esistenti, compresa la protezione temporanea, il sentimento politico nel paese potrebbe creare un'atmosfera di tensione e incertezza.
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